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Federer lancia la sfida: "Tornare numero uno? E' possibile, dovrò giocare al meglio"

27.04.2012 17:59 di Iolanda Gambuzza  articolo letto 1177 volte

Roger Federer torna a parlare dopo un silenzio durato più di un mese, in cui è stato in vacanza e ha cominciato gli allenamenti in vista della parte clou della stagione. Lo fa in un’intervista rilasciata in esclusiva al suo biografo ufficiale, Rene Stauffer, in cui il campione di Basilea ha parlato della sua preparazione, degli obiettivi in un anno tanto importante come quello olimpico e del suo rapporto con l’eterno rivale Nadal, anche alla luce delle ultime divergenze.


E’ la sesta settimana senza giocare. E’ un modo per preparasi a questa speciale estate tennistica, con Wimbledon e le Olimpiadi?
Il fatto che abbia perso così presto a Miami e che non abbia dovuto giocare la Davis sicuramente è stata una fortuna nella sfortuna. Ho avuto più tempo per le vacanze, ho potuto preparami meglio. Comunque, avevo lasciato le porte aperte a diverse possibilità. Se avessimo battuto gli Stati Uniti in Davis, avrei saltato Indian Wells e Miami. Da Madrid a Wimbledon avrò probabilmente solo una settimana di stop, poi ci sarà un periodo molto intenso, per cui era importante prendersi una lunga pausa.


A Madrid si giocherà sulla terra blu. Cosa ne pensa di questa novità rivoluzionaria?
Non ho idea di come andrà. Noi eravamo contrari, soprattutto Nadal, e io l’ho sostenuto. Lui è preoccupato che, rompendo con la tradizione, ogni organizzatore possa scegliere se giocare sul blu, sul grigio, sul verde o sul rosso. Anche io sono per la tradizione, anche se capisco che bisogna provare nuove cose. Comunque, la terra dovrà essere perfetta a Madrid, altrimenti sarà un disastro per il torneo.


Lei non è totalmente contrario?
Io sono contrario perché Nadal è contrario e perché avevamo altre possibilità. Ma Ion Tiriac ha insistito fino allo sfinimento, per cui alla fine abbiamo detto: “Fa tante cose positive per il tennis, per cui lasciamoglielo fare". Ma non è positivo che abbia il controllo di queste cose.


Lei è andato in vacanza ai Caraibi dopo Miami. Da quando ha ripreso gli allenamenti?
Già dalla fine della vacanza ho ripreso ad allenarmi, ho avuto Jesse Levine come sparring. Da quando sono tornato in Svizzera a metà aprile ho ripreso a pieno ritmo. Non ho avuto problemi col tempo perché ho lavorato molto con Pierre Paganini sulla condizione fisica. Ma ho giocato anche abbastanza a tennis. Insieme a Paul Annacone e a Severin Luthi c’era anche Michael Berrer.


Che ne pensa delle sfide di questa estate?
Davanti a noi c’è una stagione con molti picchi, per cui non ci saranno problemi di motivazione. Noi tennisti siamo privilegiati ad avere così tante occasioni importanti. Divido i prossimi mesi in due blocchi: il primo che comprende il French Open e Wimbledon, seguito da un break di tre settimane prima dell’inizio delle Olimpiadi e della stagione sul cemento americano.


Che torneo le piacerebbe vincere nel 2012: Parigi, Wimbledon, US Open o le Olimpiadi?
Per me il più importante è sempre stato Wimbledon, e rimane un torneo speciale. Quest’anno abbiamo la possibilità di giocare di nuovo nello stesso stadio dopo il torneo dello Slam, e questa è una grandissima occasione per la nostra generazione. E’ fantastico che io abbia innanzitutto la possibilità di farlo. Spero di poter vincere qualcuno di questi tornei.


Se lei potesse scegliere, preferirebbe Wimbledon o l’oro olimpico?
Non ho preferenze, per cui hanno tutti e due la stessa importanza per me, anche se le Olimpiadi hanno un valore speciale perché si giocano ogni quattro anni. Molti pensano che un oro olimpico significherebbe di più per la Svizzera, ma per me non è così. Quello che mi fa piacere è che arriviamo a Wimbledon con una forte generazione di tennisti, con Djokovic, Nadal, Murray e io. Questo dovrebbe far in modo che tutti parlino del torneo, e dovrebbe quindi essere un’ottima pubblicità per il futuro del tennis alle Olimpiadi.


Il fatto che potrebbe essere la sua ultima Olimpiade aumenta la pressione?
Non ritengo così impossibile giocare anche Rio. La pressione c’è sempre. Quello che rende le Olimpiadi un torneo pericoloso è che all’inizio si gioca al meglio dei tre set, per cui bastano 10 minuti di calo per compromettere la partita. E’ un altro sport rispetto agli Slam.


Riconfermare l’oro in doppio con Wawrinka è uno degli obiettivi? Avete giocato poco insieme, e siete numero 1272.
Si, sicuramente il titolo olimpico in doppio è un grande obiettivo, ma per me è difficile poter competere anche in doppio, perché gioco molti tornei e inoltre ho avuto qualche problemino fisico. Ho avuto fastidio al piede durante Rotterdam, la Davis, a Dubai e anche ad Indian Wells. L’unica cosa che veramente aiuta in questi casi è il riposo. Non sarebbe prudente giocare anche il doppio. Comunque spero di giocare in coppia con Wawrinka qualche torneo prima delle Olimpiadi.


La maggior parte dei suoi fans si pone queste due domande: tornerà ad essere numero uno? Vincerà il suo 17esimo Slam?
Non lo so neanche io. Ma è già un successo il fatto che si vedano ancora così grandi opportunità per me. Questa è la ragione per cui mi alleno duramente e cerco sempre di dare il massimo. Per me è possibile tornare numero uno quest’anno, ma dovrò giocare molto bene. Djokovic può vincere Parigi, che sarebbe per lui il quarto titolo Slam di fila: se lo farà, per me sarà difficile conquistare il numero uno nell’immediato futuro. Ma non l’ha ancora vinto. Se io continuo a giocare bene, almeno sarò tra i candidati ad una vittoria Slam.


Sarebbe il coronamento?
Si, tornare al numero uno sarebbe il coronamento. Sarebbe incredibile. Per questo motivo mi preparo così duramente e gioco più tornei.


Perché ha rifiutato l’offerta di giocare l’esibizione del 14 luglio contro Nadal al Bernabeu?
Perché la data (il primo sabato dopo Wimbledon) non mi andava bene, in quanto sarò in vacanza. Avrei potuto farlo una settimana dopo, ma non era possibile. Mi sarebbe piaciuto molto, e spero che la manifestazione abbia successo con Djokovic.


Il rapporto con Nadal è cambiato nei mesi scorsi a causa delle divergenze di opinioni? Nadal ha anche lasciato la carica di Vicepresidente dell’ATP Council.
Sicuramente ci siamo visti di meno. Lui non è stato a Rotterdam e a Dubai, io non ero a Shanghai, e lui non era a Bercy. Ci siamo visti solo a Londra, a Melbourne e per poco a indian Wells. Adesso c’è più distanza fra noi, rispetto a quando ci vedevamo quasi tutti i giorni per settimane. Per questo motivo, alcuni problemi si sono ingigantiti, dato che sfortunatamente abbiamo avuto meno possibilità di comunicare. Ma questa non è una giustificazione. Dall’altro lato penso che sia normale avere divergenze di opinioni. Non ho alcun problema con Nadal, qualunque cosa dica o pensi. La cosa più importante è che lui voglia continuare ad interessarsi alla politica del circuito e a come migliorare le cose.


Appoggiare Nadal nella questione della terra blu migliorerà le cose?
Non ha niente a che vedere. Della terra blu si è discusso un anno fa, prima dei nostri disaccordi.


Lei non ha guadagnato molto dal fatto di essere Presidente, anzi spesso è stato criticato da giocatori come Nadal, Davydenko o Stachovski. Ha mai pensato di dimettersi?
Certamente. Se avessi agito d’impulso probabilmente avrei già dato le dimissioni. Ma non mi sono mai sentito attaccato personalmente. Molti giocatori spesso esagerano, e alla fine non succede nulla. Alcuni volevano agire in maniera veemente nei confronti dei tornei dello Slam, perché pensavano che i giocatori fossero troppo poco coinvolti nei grandi guadagni. Il Roland Garros e Wimbledon hanno risposto a questa esigenza.


Wimbledon ha incrementato notevolmente il prize money, adesso chi perde al primo turno avrà il 26% in più rispetto a un anno fa. Questa è una vittoria per il Consiglio?
Si, è un successo per tutti i giocatori coinvolti. E’ importante che gli Slam siano giusti. Negli ultimi dieci anni il montepremi è aumentato solo per i finalisti, ora è importante che anche per gli altri possano usufruire di questo aumento.


Al prossimo Roland Garros sia Djokovic che Nadal avranno la possibilità di scrivere la storia, il primo vincendo il torneo, il secondo conquistando il settimo titolo. Lei si vede come un possibile guastafeste?
No. Ma è incredibile come Djokovic abbia la possibilità di vincere il quarto Slam di fila. Io ho avuto questa possibilità due volte, Nadal l’ha avuto nel 2011 a Melbourne. Non è ancora successo nella storia del tennis che tre giocatori avessero questa possibilità in così poco tempo.Credo sia fantastico che i migliori stiano giocando così bene. Se il torneo non lo vinco io, lo vince quasi sicuramente uno dei primi quattro, e questo è meraviglioso.


Fino a pochi mesi fa lei era il giocatore più in forma, ora invece sembra essere nell’ombra di Djokovic e Nadal. Questo la infastidisce?
Sono in questa situazione perché non ho giocato a Montecarlo, mentre Djokovic ha vinto Miami e Nadal ha vinto nel Principato. Ma bisogna prendersi una vacanza, anche se tutto sarebbe diverso se non lo avessi fatto. A me piace staccare la spina per un po’, non parlare con nessuno, soprattutto perché il resto dell’anno sono sempre presente nel tennis, in Svizzera. Sono soddisfatto della mia situazione.


Lei pensa alla sua vita dopo il tennis? Le sue figlie crescono, presto avranno tre anni. Questo la influenza in qualche modo?
Per il momento ci stiamo chiedendo dove vorremmo vivere, dove sarebbe meglio mandarle a scuola, ma non c’è ancora nulla di definitivo. Sono solo piccole cose che andranno scelte con calma. Per il momento è bello che io possa dar loro una via attraverso l’educazione e le regole che impartiamo. Comunque mi capita spesso di pensare a cosa farò quando smetterò, se per esempio vorrò fare il coach…


… o giocare nel Senior Tour…..
Esattamente. Adesso non ne ho idea. Dipenderà da come mi sentirò fisicamente, da quanto avrò ancora voglia di viaggiare e da quanto mi occuperà la mia fondazione. Ci sono molte possibilità, ho incontrato molte persone. Ma sono consapevole che sono un tennista, questo è l’unica cosa che conti davvero. Il resto può aspettare.


Vuole altri figli?
Per ora ci godiamo Myla e Charlene, che ci impegnano molto. Penso che ne discuteremo l’anno prossimo, per ora non è in programma.


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