Ion Tiriac è, come ogni primavera, sulla bocca di tutti: a lui si devono, tra le altre cose, le innovazioni che ormai ogni anno offre il torneo di Madrid, non ultima la tanto discussa terra blu, così criticata da quasi tutti i giocatori del circuito, Nadal in testa. A pochi giorni dall’inizio del torneo, Tiriac torna a parlare, spiegando le motivazioni di una scelta tanto discussa e definendo gli obiettivi che intende raggiungere in futuro.
La sfida di Madrid è offrire una novità importante ogni anno?
Non so se è una sfida, ma è vero che pensiamo ad ogni edizione con tre o quattro anni di anticipo, usando questo tempo per valutare diverse opzioni per migliorare. La verità è che il tennis è cambiato poco negli ultimi 30 anni.
Che risposta si aspetta di ricevere dai giocatori e dal pubblico riguardo la terra blu, che è la protagonista dell’edizione di quest’anno?
I giocatori si renderanno conto che il gioco sarà lo stesso; semplicemente la palla si vedrà meglio, come hanno appurato tutti quelli che hanno provato il campo. Se a qualcuno non piace, io non posso farci nulla. Alcuni lo hanno detto, ma nessuno ha saputo dare una motivazione. Riguardo al pubblico, quando offri una cosa migliore, il pubblico la adotta automaticamente. Non mi aspetto che la gente dica: “Quanto è stato intelligente Tiriac”, però abbiamo pensato bene a tutto, facendo studi con tanto di cifre, che dimostrano che questa innovazione migliora quello che avevamo prima. L’azzurro assorbe di più la luce e quindi tutto quello che succede sul campo si vede meglio. Persino nell’atletica usano questo colore; negli Stati Uniti i campi in terra sono verdi o grigi, in Europa sono rossi, in India marroni…..
I giocatori le hanno chiesto qualcosa di concreto per migliorare il torneo?
I giocatori sono contenti del torneo di Madrid, che è una città molto grande e interessante. Abbiamo già un buon torneo, e speriamo di poterlo far durare 12 o 15 giorni affinchè sia un torneo perfetto.
Questo significherebbe porlo a livello degli Slam.
Io non voglio compararlo con gli Slam, che hanno la loro storia. Però valutiamo i numeri: a Madrid giocano i migliori 48 del mondo, per cui, se al primo turno il numero 48 affronta il numero 1, il valore della partita sarà 24,5. In uno Slam, se il numero 128 gioca contro il numero 1, il valore è 64,5. Questo dimostra che il torneo con 48 giocatori è migliore, e per questo deve avere tutti i mezzi per funzionare bene. In un torneo ideale il giocatore deve andare in campo un giorno e riposare il giorno dopo, ed è questo il motivo per cui il torneo di Madrid ha bisogno di 12 o 15 giorni, con semifinali il venerdi e finale la domenica. Ci arriveremo, anche se non so quando.
Sarebbe difficile incastrarlo nel calendario….
Il tennis è uno sport molto professionale, forse il più professionale. Il business cresce insieme all’offerta e alla domanda, per cui, tanto più offri al pubblico, tanto più guadagnerà il tennista, che potrà quindi domandare e ricevere di più. I sindacati, l’organizzazione e i giocatori devono pertanto collaborare affinchè aumenti lo spettacolo, perché da questo dipende quanto guadagnano i giocatori.
Lei crede come Nadal che il circuito ATP non sia organizzato bene?
In realtà non è stabilita bene la divisione per categorie. Che cosa funziona bene ora? La Champions League, la Formula 1, i Mondiali di calcio…… in parole povere, i migliori contro i migliori. Il tennis è uno sport molto difficile, in cui devi concentrarti 30 secondi, fermarti, ricominciare….. puoi vincere con meno punti dell’avversario, se riesci a vincere quelli importanti. Per questi motivi, non è né umano né ragionevole poter pensare che i tennisti possano giocare 48 settimane l’anno. I migliori devono giocare contro i migliori, come vuole il pubblico; gli altri tornei possono giocarli solo se lo vogliono.
A parte la terra blu, a farla da padrone sarà il duello fra Djokovic, Nadal e Federer. Come lo vede?
L’anno scorso Djokovic ha cambiato il suo gioco, rendendo in un certo qual modo il campo più piccolo, in quanto entrava più spesso dentro il campo a prendersi la palla. Questo è sempre successo, gli avversari devono adattarsi. Già in Australia abbiamo visto come questo processo è cominciato: Nadal ha giocato più dentro il campo e ha obbligato Djokovic a commettere più errori. Tale processo continuerà. A me piace molto anche Murray, perché sa fare tutto bene, ma non ha controllo: se lo troverà, allora sì che brillerà.