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Il fascino vincente del Foro Italico

Anche l'edizione 2012 degli Internazionali d'Italia si è conclusa. E' un torneo che attira sempre più persone e, non perché sia il torneo di casa, ma fra i Master 1000 è uno dei più belli, soprattutto grazie a tre elementi.
21.05.2012 16:40 di Benedetta De Paola  articolo letto 349 volte

Anche l’edizione 2012 degli Internazionali d’Italia si è conclusa. E’ un torneo che attira sempre più persone e, non perché sia il torneo di casa, ma fra i Master 1000 è uno dei più belli, soprattutto grazie a tre elementi.
Il primo è il pubblico. La risposta degli appassionati è stata eccezionale, dal giovedì i biglietti erano esauriti. Così, mentre in altri tornei all’inizio della settimana si vedono tribune piuttosto vuote (come a Shangai o Madrid, quest’anno), al Foro Italico anche i primi turni hanno riempito le gradinate di tutti i campi, creando una cornice di pubblico, anche per le partite femminili, che si ritrova in poche altre occasioni.
Il secondo elemento riguarda i giocatori. I Master 1000 sono obbligatori, certo, ma a Roma tutti vengono particolarmente volentieri, perché amano la città (twittavano allegramente di ristoranti e caffè romani Murray, Tipsarevic, Wawrinka, Djokovic…), ma anche perché il torneo per la sua collocazione a metà maggio diventa la prova principale prima del Roland Garros.
Infine il terzo elemento, che forse è il più importante, è lo scenario.
La città di Roma e il Foro Italico hanno un fascino sconfinato, difficile da trasmettere e comprendere se non lo si è provato.

Entrando nell’impianto si respira un’atmosfera a parte, e si percorre il viale d’ingresso quasi trionfanti, zigzagando fra i volontari con le loro polo Sergio Tacchini tutte uguali e gli altri appassionati. Ognuno poi interpreta l’evento a modo proprio: c’è chi considera gli Internazionali l’occasione ideale per sfoggiare un look glamour, o chi, del tutto immedesimato nel torneo, va in giro con completino e borsa da tennis sulle spalle, come se si stesse preparando ad affrontare Federer in persona.
A quel punto ci sono due possibilità: se hai un biglietto per il campo centrale o per la Supertennis Arena, puoi restare seduto a vedere tennis per ore (a parte qualche match femminile francamente evitabile), oppure cominciare a vagare per tutti gli altri campi.

Lo stadio Pietrangeli è probabilmente la vera “arena” del Foro: invece di due tennisti potrebbero entrarci a combattere due gladiatori, e la cornice non stonerebbe. Le gradinate che scendono ripide fin giù sul campo, senza barriere, rendono il contatto tra i giocatori e il pubblico strettissimo. Per una conferma si può chiedere ad Andreas Seppi, che lì ci ha giocato (e vinto) due partite strepitose. Durante quei match lo stadio era talmente pieno che parecchie persone sono rimaste in piedi, lungo tutto il suo perimetro, anche in seconda terza e quarta fila. Chi era più indietro, per capire cosa succedesse in campo poteva contare solo sul passaparola e sull’interpretazione dei boati della folla dopo ogni punto.

Subito dopo il Pietrangeli si incontrano due bei campi di allenamento, che sorgono, per fortuna, al posto dell’estesa zona Vip di qualche anno fa. Lì può capitare ti fare due chiacchiere con Kukushkin, ma anche di veder giocare Simon e Troicki come si può assistere al circolo alla partita di un amico. La vicinanza e la familiarità sono le stesse. Sembra quasi di poter alzarsi e chiedere: “Ehi, posso fare due scambi anche io?”.
I campi secondari poi, circondati e ombreggiati dai pini, sono spesso teatro di partite sorprendenti e di equilibri inattesi. Puoi sederti e trovarti di fianco all’allenatore di Almagro, che prende appunti fitti su un bloc-notes e lo incita a ogni punto.
Deve essere proprio questa vicinanza, con le star del tennis ma anche con il giocatore medio e le sue abitudini, con gli addetti ai lavori e tutti gli altri appassionati, a creare quell’atmosfera particolare che affascina tutti, da anni.


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