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Il fascino vincente del Foro ItalicoAnche l'edizione 2012 degli Internazionali d'Italia si è conclusa. E' un torneo che attira sempre più persone e, non perché sia il torneo di casa, ma fra i Master 1000 è uno dei più belli, soprattutto grazie a tre elementi.
21.05.2012 16:40 di Benedetta De Paola
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Anche l’edizione 2012 degli Internazionali d’Italia si è conclusa. E’ un torneo che attira sempre più persone e, non perché sia il torneo di casa, ma fra i Master 1000 è uno dei più belli, soprattutto grazie a tre elementi.
Entrando nell’impianto si respira un’atmosfera a parte, e si percorre il viale d’ingresso quasi trionfanti, zigzagando fra i volontari con le loro polo Sergio Tacchini tutte uguali e gli altri appassionati. Ognuno poi interpreta l’evento a modo proprio: c’è chi considera gli Internazionali l’occasione ideale per sfoggiare un look glamour, o chi, del tutto immedesimato nel torneo, va in giro con completino e borsa da tennis sulle spalle, come se si stesse preparando ad affrontare Federer in persona. Lo stadio Pietrangeli è probabilmente la vera “arena” del Foro: invece di due tennisti potrebbero entrarci a combattere due gladiatori, e la cornice non stonerebbe. Le gradinate che scendono ripide fin giù sul campo, senza barriere, rendono il contatto tra i giocatori e il pubblico strettissimo. Per una conferma si può chiedere ad Andreas Seppi, che lì ci ha giocato (e vinto) due partite strepitose. Durante quei match lo stadio era talmente pieno che parecchie persone sono rimaste in piedi, lungo tutto il suo perimetro, anche in seconda terza e quarta fila. Chi era più indietro, per capire cosa succedesse in campo poteva contare solo sul passaparola e sull’interpretazione dei boati della folla dopo ogni punto.
Subito dopo il Pietrangeli si incontrano due bei campi di allenamento, che sorgono, per fortuna, al posto dell’estesa zona Vip di qualche anno fa. Lì può capitare ti fare due chiacchiere con Kukushkin, ma anche di veder giocare Simon e Troicki come si può assistere al circolo alla partita di un amico. La vicinanza e la familiarità sono le stesse. Sembra quasi di poter alzarsi e chiedere: “Ehi, posso fare due scambi anche io?”. Altre notizie - Primo Piano
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