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L'età dell'oro: elogio del tennis moderno
18.07.2010 12:57 di Marco Rebuglio   articolo letto 396 volte
Fonte: pianetatennis.com

Quante volte mi è capitato, nei lunghi pomeriggi passati a osservare una pallina continuamente ricacciata da una parte all'altra del campo, di sentir pronunciare, da chi mi stava intorno guardandomi strano, le seguenti frasi: "Ahh...Il tennis non è più spettacolare come una volta. Ricordo gli Edberg e i Becker, i Lendl e i Mc Enroe. Quelli erano giocatori! Quelle erano partite!". Queste invece sono banalità, mi verrebbe da dire. Sentenze emesse per scarsa conoscenza del tennis moderno da chi, non per colpa sua, è stato tagliato fuori con la nascita delle pay tv, evento che ha inevitabilmente portato il nostro sport ad assumere caratteri di elitarietà.

A cavallo tra la fine degli anni '80 e l'inizio dei '90 i lunghi pomeriggi da Wimbledon erano accessibili a chiunque. Le immagini erano quelle che provenivano dalla mitica Tele Capodistria. Poi quelle frequenze furono vendute alla neonata Telepiù, e addio tennis per tutti. Come recitava un vecchio spot: "Non sei abbonato? Niente campionato!". E così siamo diventati un pubblico di nicchia. Stessa sorte riservata per altro a tutti gli italiani non calciofili.

Che il tennis è cambiato lo sanno anche i muri. L'evoluzione dovuta ai nuovi materiali e alle nuove racchette non ha portato solo benefici alla spettacolarità della disciplina. Tra i cambiamenti più evidenti e meno piacevoli l'eccessiva rilevanza del servizio e la sempre minor efficacia del gioco d'attacco.

Gli organizzatori dei Championships sono stati in un certo senso costretti a tramutare l'erba in erba battuta, per fare in modo che i match non si riducessero a una semplice gara di sassate e che gli spettatori potessero assistere a scambi degni di questo nome.

La finale di Wimbledon terminata 16-14 al quinto tra Federer e Roddick è stata indimenticabile dal punto di vista delle emozioni, ma non esaltante da quello della qualità. I due hanno servito a una media di 204 (Roddick) e 190 (Federer) chilometri orari in un match dove nell'arco dei 77 games giocati ci sono state la miseria di 12 palle break. Di queste solo tre sono state convertite. Incredibile come il break messo a segno da Federer nell'epilogo del set decisivo sia stato l'unico dello svizzero nel corso delle oltre 4 ore di partita.

Si può dire lo stesso dello storico Isner vs Mahut. Epico, ma non una primizia per palati fini. 175 games consecutivi senza che nessuno perdesse la battuta, nemmeno l'ombra di una palla break in 45 giochi consecutivi. Non esagero dicendo che lo scambio più lungo avrà raggiunto al massimo i 6 tiri. L'incontro verrà ricordato più per i numeri che per le gesta dei protagonisti.

L'assenza di giocatori votati all'attacco è diventata ormai pressochè totale. Di interpreti puri del caro e vecchio serve and volley personalmente ne conto solo cinque tra i primi 100 del mondo (Feliciano Lopez, Radek Stepanek, Michael Llodra, Phillip Petzschner, Taylor Dent). Di questi quello con la classifica più alta è lo spagnolo (incredibile!) che però sta alla posizione numero 25. Non è un caso. Con le nuove racchette la difesa è più forte dell'attacco, in perfetto stile Risiko. Le zone buone del piatto corde per colpire la pallina sono multiple e più estese, tirare passanti è diventato molto più facile. Con in mano una racchetta di legno, un ragazzino abituato agli attrezzi odierni forse non riuscirebbe nemmeno a mandare di là la pallina.

Detto ciò ritengo che un appassionato di tennis contemporaneo debba ritenersi parecchio fortunato. Un primo importante segnale di qualità del periodo che stiamo vivendo è dato da questa particolare circostanza: nelle ultime tre stagioni il giocatore che ha vinto Roland Garros, qualche settimana dopo si è riconfermato a Wimbledon. Lo han fatto Nadal (nel 2008 e nel 2010) e Federer (nel 2009) infilando una doppietta che prima del 2008 nessuno riusciva più a mettere a segno dal 1980, dopo le 3 di fila firmate Bjorn Borg (1978, 1979 e 1980). 28 anni in cui vincere in sequenza i due più importanti tornei della stagione pareva impossibile, oggi è diventata la cosa più facile del mondo. L'evoluzione di cui sopra ha reso il compito più abbordabile. La differenza tra terra ed erba non è più così abissale come lo era ai tempi dello svedese ma anche, senza andare troppo indietro, a quelli di Sampras. La teoria secondo cui tennis su erba e tennis su terra sono due sport differenti ora non regge molto. L'impresa rimane comunque accessibile solo a pochi grandissimi. Possiamo concludere quindi che attualmente abbiamo in attività due giocatori che sono già leggenda. Gli stessi che nel 2008 hanno dato vita a una finale forse migliore della tanto raccontata Borg vs McEnroe del 1980. Alla faccia del 'non ci sono più le grandi partite'!.

Da una parte possiamo godere delle gesta del tennista che secondo molti è il migliore di sempre. Concordo sul fatto che trovare un GOAT (Greatest of all time) sia impossibile, sempre nell'ottica dei cambiamenti subiti della disciplina. Sta di fatto che mai nessuno ha vinto come lo svizzero: 16 titoli majors e un mostruoso filotto di 23 semifinali di Slam consecutive (da Wimbledon del 2004 all'Australian Open 2010 compresi). Tanto per dare un'idea si pensi che in quanto a questo particolare record alle spalle dell'elvetico ci sono Rod Laver e Ivan Lendl, fermi però a 10!!!

E poi c'è Rafa, l'uomo imbattibile sul rosso. Colui che sulla terra ha messo in fila un'incredibile serie di 81 vittorie consecutive interrotta solo dalle vesciche. Colui che ha vinto 5 delle ultime 6 edizioni del Roland Garros, con una pausa nel 2009 dovuta a un ginocchio ballerino. Solo i problemi fisici sono riusciti a fermare la furia di Manacor sulla sua superficie, non gli avversari.

Nel complesso Roger e Rafa si sono divisi 20 delle ultime 22 prove dello Slam. Le uniche pause all'Australian Open del 2008 con il successo di Djokovic e allo Us Open 2009 con quello di Del Potro. Ci sono record che sembrano irripetibili. Pensate a quelli registrati ai Mondiali di nuoto romani con i costumi volanti. Quelli di Federer e Nadal assumono le stesse sembianze. E non è ancora finita. Stiamo parlando di due atleti il cui ritiro non è imminente.

Notare infine che dietro questi due mostri sacri non c'è il deserto, ma una schiera di avversari di indubbio livello sempre più competitivi e agguerriti. Andy Murray ha addirittura un record positivo contro Federer (6 vittorie e 5 sconfitte) e ha già battuto 3 volte Nadal. Lo scozzese è in possesso di tutti i numeri per conquistare un grande torneo, ma pare non aver ancora capito come utilizzare al meglio le sue emormi potenzialità. Alcuni talenti che hanno già dimostrato di essere in grado di spezzare il duopolio sono fermi ai box (Del Potro), altri lo sono stati e stanno pian piano rientrando (Davydenko e Nalbandian), altri ancora faticano a trovare continuità (Soderling), ma non c'è più nessuno sul circuito a essere circondato da un'aura di imbattibilità. Garanzia di divertimento per il futuro.

Marco Rebuglio


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