| HOME | NEWSLETTER | NEWS TICKER | PARTNER | NETWORK | RISULTATI LIVE | SCOMMESSE | CONTATTI | REDAZIONE | MOBILE | RSS |
| COPERTINA |
GAEL MONFILS: IL PALLETTARO METROPOLITANO
20.07.2010 21:18 di Pianeta Tennis.com Redazione
articolo letto 268 volte
Fonte: articolo di Lecorbu_Vale per pianetatennis.com Gael Monfils ha perso per ritiro la finale dell’Atp 250 di Stoccarda. Giocava con Montanes e se non si fosse infortunato durante uno dei suoi soliti insensati recuperi, il destino dell’incontro non sarebbe probabilmente cambiato granché. Monfils, vero pallettaro metropolitano, gioca un tennis parcour, fatto di rincorse impossibili, salti e scivolate storcicaviglia. Non c’è luogo del campo che il francese non pensi di poter raggiungere (i teloni, i gerani, le seggioline dei giudici di linea, i posti di prima fila). Lemonf ha un diverso concetto di occupazione dello spazio. Pur dotato di una potenza discreta nei colpi da fondo e di buona esplosività nel servizio, predilige non sfruttare queste caratteristiche per continuare a correre, non sempre in direzione della pallina. Quando le leggi della fisica gli aprono il campo e si presenta a rete, rivela scarso senso di posizione e mano leggera quanto un cubetto di porfido, se la palla gli rimbalza alta sopra la spalla allora può chiudere con una schiacciata a canestro, altrimenti son dolori. Non possiamo giudicare con canoni estetici tradizionali il tennis di Monfils, sarebbe come far diventare il parcour una disciplina olimpica o staccare il basamento grafittato da un magazzino abbandonato ed esporlo al MOMA. Lemonf porta in sé il genius loci delle banlieu parigine dove è nato, quel groviglio di asfalto e cemento che meglio incarna la degenerazione del brutalismo architettonico. Ha imparato subito che la corsa è la miglior difesa dalla polizia (è lui stesso a dichiarare che ha imparato scivolare così bene da piccolo, quando in compagnia di giovani talenti locali veniva rincorso dalla premurosa gendarmerie), egli sa bene che lo spazio te lo devi prendere tutto, non importa come, perché nessuno mai ti regalerà nulla. Lemonf sgrana gli occhi divertito delle sue stesse rincorse, scherza coi raccattapalle, cazzeggia col pubblico, inscena danze tremanti e poi scompare con la testa dal campo per un tempo infinito, preda di scazzi caraibici e follia metropolitana. Autoironico e quasi mai serio, dichiara con serenità che molti suoi amici vanno e vengono dal carcere, per questo forse è il tennista più amato delle prigioni francesi. Quando giocò finale del suo primo ATP 1000 in carriera, lo scorso novembre a Parigi Bercy contro Djokovic, tutta la periferia banlieusta sbarcò sugli spalti, in un tripudio di bonghi, fumi non ben identificati e trombette, l’angolo di Lemonf era fittamente popolato da una singolare teppaglia con catene al collo e canottiere, tipetti che se li incroci cambi strada, ma appunto i suoi amici. Il francese ricorda bene le sue origini e non si comporta da vip, non pensa che circondarsi di persone importanti lo renda migliore e non manca mai di dichiararlo in intervista. Chiaramente Nole, esaltato dall’ambiente ostile e oggettivamente superiore come gioco, ha vinto. Lemonf ama scherzare, forse per questo uno dei due tornei che ha vinto in carriera è quello di Metz (la città più reazionaria di Francia, chi è passato di là, presumibilmente per errore, potrà immaginare che un “meticcio” delle banlieu sia proprio il loro sogno per arricchire l’albo d’oro). Non prende nulla sul serio. Quando gli hanno chiesto come mai avesse cambiato sponsor, da Nike a KSwiss, ha risposto “con la Nike ero il numero 7, qui sono il numero uno” e a chi gli fa notare di Querrey (che veste KSwiss pure lui) risponde con evidente autoironia “statene certi Querrey sarà il numero due”. Monfils è il tennista rapper, quello che da ragazzino parlava lo slang incomprensibile del quartiere, che rubacchiava al centro tecnico federale francese (esiste la leggenda metropolitana degli orologi scomparsi da uno spogliatoio, dopo il passaggio di Baby Gael), che ora scherza e ciondola, ascoltando improponibile musica hip hop. Se dobbiamo “morire” pallettari, almeno facciamoci prima due risate. LeCorbu_Vale Altre notizie - Copertina
Altre notizie
|
|