ATP UMAGO: Potito a caccia della gloria, Seppi torna a casa
31.07.2010 22:26 di Marco Rebuglio
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Non ci sarà la finale a tinte completamente azzurre che aspettiamo da 22 anni, da quel torneo di Firenze in cui Narducci e Panatta si giocarono il titolo. Possiamo comunque consolarci visto che Potito Starace, dopo 26 mesi, ha riportato un italiano nell'atto conclusivo di un torneo Atp. L'ultimo fu Bolelli in quel di Monaco di Baviera nel maggio 2008.
Sulla carta l'impegno di Starace avrebbe dovuto richiedere meno tempo e un minor dispendio di energie. Il campano ha invece dovuto lottare due ore e 27 minuti per fissare il 6-7(4) 6-3 6-2 definitivo. Non certo per demeriti suoi, che ha confermato la strepitosa condizione fisica mostrata in questa settimana croata, quanto per una sorprendente prestazione del suo avversario, il quasi 31enne Juan Ignacio Chela. L'argentino, attuale numero 56 del ranking, ha fatto vedere di essere ancora capace di esprimersi su altissimi livelli, gli stessi che gli hanno permesso di toccare la posizione numero 15 nell'estate del 2004, conquistare 5 titoli Atp e sfiorare l'impresa contro Pete Sampras nel 2001 a Melbourne, nonostante una stagione che indica come ormai sia nel pieno della fase discendente della carriera: prima di questo appuntamento, ad eccezione del titolo conquistato a Houston, non era mai riuscito ad aggiudicarsi due match in uno stesso torneo per un bilancio di 15 vittorie a fronte di 17 sconfitte.
Conscio della difficoltà dell'impegno Chela prova subito a dettare legge. Non può permettere all'avversario di tessere la sua ragnatela, e così spinge immediatamente il piede sull'acceleratore. Di fatto Poto passa gran parte della prima frazione ben dietro la riga di fondo. Rincorrendo rincorrendo il campano riesce comunque a issarsi fin sul 5-2, anche se non senza difficoltà. Sono 7 le palle break (due sull'1-1 e soprattutto cinque sul 3-1) che deve cancellare strada facendo sciorinando tutto il suo repertorio: grandi aperture di campo col dritto e soprattutto una palla corta che diventerà l'incubo del suo avversario. Non esagero nel dire che delle 20 eseguite più di 15 sono andate a buon fine. Sotto 3-5, con l'azzurro al servizio per chiudere, Chela raccoglie finalmente i frutti dell'aggressività. A furia di spingere l'argentino sfonda le resistenze di un Potito versione 'muro', che salva altri due break point, ma sul terzo viene ingannato da una risposta atterrata sugli ultimi centimetri di riga. Il tie break segue lo stesso andamento del parziale: è Chela a fare gioco, mentre Potito, per liberarsi dalla pressione costante, decide di tentare soluzioni che non gli appartengono: attacchi improvvisati che lo vedono sempre infilato. Sotto 4-5 l'azzurro commette gli unici due errori del suo pur buono primo set e cede la frazione.
Nonostante il mirino non sia più preciso come nel parziale appena terminato Potito capisce di dover modificare qualcosa dal punto di vista tattico. Gli errori aumentano, ma insieme a questi crescono anche i tentativi di guadagnare metri. Sul 2-2 il campano centra il primo break dopo che, sullo 0-40, l'avversario l'aveva scampata con un lob al volo spalle alla rete miracoloso, ma anche parecchio fortunato. Nel settimo game ne arriva un altro. Avanti 5-2 e servizio Poto si distrae un attimo, concede all'avversario un mini riavvicinameto, ma mette le cose a posto nel gioco successivo.
Nel set decisivo si palesa la differente forma fisica dei due. In un incontro molto equilibrato è stato questo a far pendere la bilancia dalla parte del nostro. Sul 2-2 30-30 Poto porta a casa un punto che la dice lunga sulla sua freschezza atletica nonostante le fatiche messe in campo fino a quel momento. Dopo una gran corsa riprende un drop millimetrico di Chela, poi, quasi superato dal lob, aggancia la pallina correndo all'indietro per impattare lo smash vincente. Il game, complicatissimo, verrà chiuso con la solita palla corta. Mentre Poto fa le prodezze e macina tennis Chela si scioglie. L'argentino sbaglia tutto o quasi e smarrisce due volte la battuta.
Andreas Seppi non ce l'ha fatta a raggiungere Starace. L'altoatesino, esattamente come gli era accaduto 12 mesi fa da queste parti, si è schiantato in semifinale contro lo spagnolo Juan Carlos Ferrero, impostosi in un'ora e 20 minuti col punteggio di 6-4 6-2. E' nel primo set che il nostro avrebbe dovuto e potuto raccogliere qualcosina in più, poichè nel palleggio non si è mai avvertita tutta questa differenza. I protagonisti hanno dato vita a scambi lunghissimi e giocati su ritmi molto alti dividendoseli equamente. In un parziale con cinque break, dove il servizio è stato importante quanto il due di picche (quando briscola è quadri), l'ex campione del Roland Garros ha però tenuto la battuta con grande autorità, guarda a caso, sul 5-4 e, conquistata la frazione iniziale, è diventato padrone del campo.
A distanza di tre anni dall'ultima, Potito giocherà la terza finale Atp della carriera dopo quelle di Kitzbuhel e Valencia 2007, entrambe terminate con una sconfitta. Speriamo che l'esito stavolta sia diverso anche se i precedenti tra lui e Ferrero non portano all'ottimismo, con la spagnolo vincente 5 volte su 6, l'ultima volta proprio ad Umago nella scorsa edizione. Con gli sfavori del pronostico, il campano proverà a regalarci la gioia di un trionfo azzurro nel circuito maggiore che manca dal 2006, quando Volandri conquistò il titolo nel 'fu' torneo di Palermo.
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Women's Singles - Quarterfinals
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